Come si pianificano strategia e metodo per ottenere risultati dalle Relazioni Pubbliche?
Ogni azienda ha bisogno di relazioni: relazioni con i media, con gli opinionisti leader di settore, con chi può determinare il successo di una campagna vendite. Un’azienda non vive in assenza di relazioni. Oggi in particolar modo, l’azienda che è in grado di gestire le proprie relazioni ha più possibilità di vincere e differenziarsi in un mercato che si confronta prevalentemente sul prezzo e vive una pericolosa e spesso controproducente corsa al ribasso.
Le relazioni pubbliche o anche pubbliche relazioni agiscono infatti direttamente su un pubblico influente, lo attirano, lo esortano a considerare, a scegliere chi sa differenziarsi, chi sa comunicare valore.
Quando un’azienda ha deciso di investire nelle pubbliche relazioni ha deciso di cambiare con stile, e prima di tutto di cambiare. Con un’attività di public relations aziendale, la mission, la visione, i valori guida di un’azienda prendono voce e acquistano in popolarità, soprattutto presso fornitori, istituzioni, media, azionisti, sindacati e chiunque abbia titolo di favorire e premiare l’organizzazione aziendale. È proprio in queste organizzazioni infatti che è possibile individuare quei soggetti che più di altri hanno il potere di attuare o ritardare il successo di un’azienda. Stiamo parlando degli “stakeholder”, che tradotto letteralmente significa detentori di opinione, influenzatori.
È importante innanzitutto saperli individuare, saper scegliere fra tutte la categoria giusta, e nella categoria il contatto giusto.
Come si governa una strategia di Relazioni Pubbliche?
Governare una strategia di pr significa conoscere bene le aspettative degli influenzatori precedentemente individuati e ascoltati.
Quindi è necessaria un’analisi degli ambiti in cui avviene la relazione, siano essi sociali, politici, economici, tecnologici, psicologici o culturali, o tutti contemporaneamente. Si selezioneranno quelli più adatti ad una campagna di relazioni pubbliche.
Dopodiché sarà necessario fare ragionamento sui soggetti che si è deciso di “colpire”, e perché non totalmente coinvolti nel settore dell’azienda, e perché probabilmente collegati anche indirettamente a fonti ritenute d’importanza per l’azienda.
Un passo particolarmente efficace è la definizione di un messaggio-chiave: una fase che richiede una ottima conoscenza del pubblico di influenzatori a cui viene rivolto, siano essi giornalisti o figure istituzionali.
La forza del messaggio in questo caso non sarà nello slogan né nell’advertising, ma nella credibilità della fonte, nell’autorevolezza di chi lo emette.
È chiaro che su questo fronte un’azienda che ha sempre agito verso il suo pubblico di stakeholder è più vicina al target di un’azienda che non lo ha mai fatto.
Il ricevente deve poter leggere nel messaggio qualcosa di vicino al proprio interesse, deve riconoscerlo perché parla la sua stessa lingua.
È il caso specifico di quando si lanciano comunicati alle agenzie o alle redazioni, dove la percentuale di attenzione è proporzionale ai criteri di comunicazione presenti nel messaggio, e ai suoi contenuti che sono tipici dei media.
Meglio testare prima i messaggi-chiave di un’azione di R.P.
Un messaggio-chiave precedentemente testato ha più successo. Una piccola ricerca di mercato consente di sondare campioni di stakeholder relativi ai segmenti di mercato in cui si intende agire e sottoporre ad essi preventivamente il messaggio-chiave, per poter così aver chiara la generale considerazioni che essi ripongono sui contenuti del messaggio e sua credibilità della fonte.
È questo un passo decisivo per cominciare a costruire notorietà e reputazione, oltre che per riorientare l’azione di r.p. qualora si rilevassero delle incongruenze tra obiettivi-pubblico-contenuti del messaggio, servirà inoltre discutere con figure mirate le categorie interessate e gli elementi della campagna prima di diffonderli universalmente.
Come far fruttare le risorse a disposizione
È certamente la fase più delicata dell’azione di relazioni pubbliche poiché è quella che, dopo aver gettato le basi con scrupolo e precisione, consente di raggiungere il bersaglio solo se sono stati scelti i mezzi giusti. Per mezzi in questo caso non si intendono solamente i media, ma tutti quegli strumenti utili a trasmettere messaggi agli stakeholders. Si parla ora di strategia operativa o anche dei sistemi con cui l’azienda o l’istituzione intende relazionarsi con il pubblico degli influenti. Oltre alla strategia centrale è opportuno averne una di riserva, un piano B insomma, pronto ad essere attivato in caso di necessità. Ogni organizzazione complessa in questo caso sarà vincolata dalle proprie risorse umane e finanziare, dal tempo necessario e quello utile al raggiungimento del target. In ogni caso una volta partiti gli effetti non tarderanno ad arrivare e ci consentiranno di misurare i risultati. Quest’ultimi saranno segnale che la strategia ha funzionato, almeno in buona parte, e costituiranno energia indispensabile per la prossima azione.
Vedi anche "Ufficio Stampa"